Pianeta X o Planet Nine?

Nel Sistema Solare ci sono otto pianeti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. È una di quelle certezze in apparenza incrollabili, che impariamo fin da bambini e che non vogliamo veder cambiare. Eppure in vari periodi storici, compreso il nostro, è stata proposta la presenza di un nono pianeta. Leggilo su EduInaf

L’idea nacque negli anni ’40 dell’Ottocento, quando l’astronomo francese Urbain Le Verrier scoprì l’esistenza di Nettuno studiando delle anomalie nell’orbita di Urano. L’influenza gravitazionale dell’ottavo pianeta modificava infatti l’orbita del settimo, ma non abbastanza da spiegare tutte le anomalie osservate. Alcune continuavano a essere difficili da giustificare senza ipotizzare l’esistenza di un ulteriore pianeta.

Nel 1879, l’astronomo Camille Flammarion notò altre anomalie, questa volta nelle orbite delle comete Swift-Tuttle e Barnard 2 e l’inglese George Forbes calcolò che dovevano essere dovute a non uno ma ben due pianeti oltre l’orbita di Nettuno.

A ideare il nome di “Pianeta X”, dove la X non è il decimo numero romano ma indica la sua natura incognita, fu Percival Lowell, il famoso astronomo americano che fondò l’osservatorio che porta il suo nome. Lowell organizzò più campagne osservative nei primi anni del Novecento, per scovare un pianeta di 7 masse terrestri oltre l’orbita di Nettuno, ma non ebbe successo. Ci furono vari altri tentativi di spiegare le anomalie e di cercare altri pianeti oltre Nettuno, ma nessuno di essi ebbe successo.

Nel 1930 venne scoperto Plutone, e per un po’ sembrò potesse essere effettivamente lui il tanto bramato Pianeta X, ma poi ci si rese conto che era molto piccolo, troppo piccolo per poter avere l’influenza gravitazionale cercata. Non è un caso se, come sappiamo, oggi non è più considerato un pianeta ma un pianeta nano. La storia proseguì ancora a lungo, fino a quando, nel 1989, i dati della Voyager 2 non portarono a qualcosa di inaspettato: la massa di Urano era più piccola di quanto calcolato in precedenza, cosa che effettivamente poteva spiegare le anomalie cercate. Inoltre nessuna sonda spaziale percepiva discrepanze gravitazionali dovute ad un pianeta oltre l’orbita di Nettuno. Non sembrava esserci alcun Pianeta X.

La situazione cambiò nel 2014. Michael Brown e Konstantin Batygin, studiosi di corpi minori e in particolare di quegli oggetti che si trovano oltre l’orbita di Nettuno (come lo stesso Plutone), studiando nel dettaglio alcuni di questi oggetti si resero conto che qualcosa non quadrava: di nuovo, delle anomalie nelle loro orbite erano inspiegabili con la disposizione attuale degli oggetti nel Sistema Solare. Serviva qualcosa di più, come una grande massa ancora più distante di Nettuno, serviva un altro pianeta. E così, dal 2014 in qualche modo si è ricominciato a cercare un Pianeta X, ora noto come “Planet Nine“.

Planet Nine, se esiste, dovrebbe essere un pianeta con una massa tra 5 e 15 volte quella della Terra situato tra 300 e 1000 unità astronomiche, una distanza enorme se pensiamo che la nostra distanza dal Sole è, per definizione, pari ad una sola unità astronomica. Trovare un corpo del genere è un’impresa titanica, perché rifletterebbe pochissima luce solare, emetterebbe pochissima radiazione termica a causa delle sue gelide temperature oltre 200 °C sotto lo zero, e si muoverebbe pochissimo rispetto allo sfondo del cielo, dato che un anno pianetanoviano durerebbe tra i 10000 e i 20000 anni terrestri.

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