Che problema avete con i Neanderthal e la loro cometa?

In queste notti, in cielo, c’è la cometa C/2022 E3 Ztf. Da giorni leggo lamentele sul fatto che sia stata etichettata come “cometa Neanderthal” da molte testate, soprattutto nostrane. Da quello che trovo online, il primo riferimento che associa uomini di Neanderthal e cometa Ztf è sul quotidiano statunitense Newsweek, lo scorso 23 dicembre. Per molti questa è diventata semplicemente la cometa Neanderthal. E secondo me è un’ottima cosa, ora vi dico il perché.

La ragione dietro al nome è tanto semplice quanto intuitiva: questa cometa ha un’orbita molto lunga, che la porta fino a 2500 unità astronomiche dal Sole. Impiega moltissimo tempo a percorrerla tutta: circa 50mila anni. Una cosa curiosa è che se noi studiamo quest’orbita mettendo davvero il Sole in uno dei fuochi dell’ellisse come vorrebbe Keplero, la cometa potrebbe sembrare interstellare, in quanto risulta iperbolica e quindi non descriverebbe una curva chiusa attorno al Sole. In realtà sappiamo che è sbagliato dire che la cometa (ma vale lo stesso per asteroidi, pianeti e pianeti nani) orbiti attorno al Sole: è più corretto dire che entrambi – Sole e cometa – orbitano attorno a un baricentro comune, un punto nello spazio in cui in media si trova la massa del Sistema Solare. La cometa orbita attorno a quello. Beninteso, questo punto si trova vicinissimo al Sole, appena fuori dalla sua superficie, quindi nella stragrande maggioranza dei casi è più che ragionevole dire che le cose orbitano attorno al Sole. Ma in questo caso stiamo parlando di un oggetto dall’orbita estrema, ed effettivamente calcolandola rispetto al baricentro invece che rispetto al Sole si ottiene proprio un’orbita molto grande e schiacciata, ma pur sempre chiusa attorno al Sole e dalla durata di 52mila anni.

Sappiamo che Homo neanderthalensis ha calcato il suolo terrestre almeno fino a circa 40mila anni fa. Pertanto, anche tenendo conto delle incertezze sul calcolo dell’orbita, ha perfettamente senso dire che questa cometa è per la prima volta al perielio dopo l’epoca dei Neanderthal. La Cometa C/2022 E3 Ztf si chiama così perché segue la nomenclatura tipica delle comete: C è perché è una cometa non periodica, 2022 E3 perché è la terza cometa ad essere stata scoperta nei primi 15 giorni di marzo del 2022 (i primi 15 di gennaio sono A, i secondi quindici B, eccetera), Ztf è perché stata scoperta dalla Zwicky Transient Facility, una campagna di osservazione del cielo stellato messa in atto con il telescopio Samuel Oschin di Monte Palomar e frutto di una collaborazione tra il Caltech e un ente privato.

Credits: Andrea Reguitti, Università di Padova/Edu INAF

Comunque, chiamare informalmente Neanderthal questa cometa secondo me ha senso per almeno tre ragioni.

1 – Il nome C/2022 E3 Ztf è assolutamente dimenticabile. Possiamo ricordarcelo noi astronomi o nerd appassionati, anche se io penso lo dimenticherò tra non molto. Se si vuole parlare a una porzione più ampia di persone, come in genere fa chi fa giornalismo o divulgazione, ha perfettamente senso trovare un nome che resti più impresso. Con la Neowise, Lovejoy, Halley, Encke, Hyakutake, Hale-Bopp, questa operazione non serviva perché erano già nomi ben chiari e definiti. Ztf è un acronimo.

2 – Chiamarla “Ztf” e basta si presta ad ambiguità. Ogni cometa della Zwicky Transient Facility si chiamerà Ztf, e cambierà solo la porzione “C/2022 E3”. Esattamente come è avvenuto per la suddetta cometa Lovejoy: in genere con questo nome ci si riferisce a quella del 2011, ma Terry Lovejoy di comete ne ha scoperte 6 che portano il suo nome.

3 – Davvero ci vogliamo lamentare se un oggetto astronomico sale nelle pagine dei quotidiani e arriva alle orecchie di molte persone cui in genere il contatto con la scienza è sporadico? Senza l’espediente del “l’ultima volta fu vista dai Neanderthal” non credo che potrebbe avvenire lo stesso, se non nelle riviste di settore o quelle che si occupano di più di scienza, perché è una cosa che colpisce molto l’immaginario.

In ultimo, una considerazione finale: sottolineare l’idea che gli uomini di Neanderthal abbiano in linea di principio potuto vedere lo stesso oggetto che rivediamo per la prima volta oggi, è semplicemente stupendo. Una delle cose che trovo di maggiore fascino nell’astronomia è proprio la continuità con cui lega insieme generazioni e generazioni di esseri umani, culture ed epoche diverse. Oggi studiamo una nebulosa e una pulsar frutto di una supernova avvistata dagli astronomi cinesi nel 1054. Attendiamo il prossimo passaggio della cometa di Halley nel 2061, un filo conduttore che lega molti momenti diversi della storia dell’umanità. Utilizziamo costellazioni e nomi di stelle che abbiamo ereditato dall’antichità, dai babilonesi, greci ed egizi, passando poi per gli esploratori dell’emisfero australe in epoche più recenti. E potrei continuare.

Ecco, mi piace pensare che in quella piccola porzione di Dna che abbiamo ereditato dai Neanderthal, ci sia anche il ricordo della meraviglia del cielo stellato, un filo conduttore che porta lo stesso corpo celeste da loro, fino a noi.

Qui un approfondimento sull’orbita della cometa sul blog Albino Carbognani.

Qui il video in cui vi racconto come e quando osservare la cometa C/2022 E3 Ztf.

Credits foto in copertina: Dan Barlett/Sky&Telescope

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